ANDROLOGIA - IMPOTENZa

La disfunzione erettile o impotenza

impotenza protesi
La Disfunzione Erettile comunemente detta impotenza, è definita come “l’incapacità del soggetto di sesso maschile a raggiungere e/o mantenere un’erezione sufficiente a condurre un rapporto soddisfacente”. Si tratta di una condizione che interessa milioni di uomini nel mondo e, nonostante non influenzi l’aspettativa di vita, ne altera sostanzialmente la qualità. Le cause o fattori rischio-impotenza si identificano nel fumo, alcolismo, l’uso di alcuni farmaci ( anti-ipertensivi beta-bloccanti, per la cura dell'ulcera gastrica o per la terapia dell'adenoma prostatico, i tranquillanti minori, gli anti-epilettici , alcuni antidepressivi…), malattie croniche come il diabete o insufficienza renale, interventi chirurgici particolarmente demolitivi sul piccolo bacino, etc. Ogni uomo affetto da una malattia cronica debilitante vive spesso un grave stato depressivo che può a sua volta essere causa di scarse prestazioni sessuali che a loro volta esasperano lo stato depressivo: si viene così a creare un circolo vizioso autoalimentato. Solo la ripresa di una funzione sessuale soddisfacente riuscirà a spezzare tale circolo ridando all'ammalato una maggiore dignità di maschio nei confronti della propria partner. Inoltre, l'aumento della vita media, ha fatto sì che il desiderio di vivere una sessualità integra si protragga anche nella cosiddetta terza età, per cui alcune patologie tipiche dell'invecchiamento (aterosclerosi, deficit ormonale etc.) possono divenire fattori di rischio per la funzione sessuale maschile .

DIAGNOSI

La diagnostica strumentale prevede lo studio funzionale della vascolarizzazione arteriosa e venosa del pene con l'impiego dell'ecocolordoppler dinamico, che permette lo studio della vascolarizzazione arteriosa e venosa del pene. Possono così essere messi in evidenza eventuali casi di stenosi o ipoplasie delle arterie cavernose del pene ed eventuali fughe venose. L'ecocolordoppler dei corpi cavernosi consente anche una visione ecografica del tessuto erettile e l'evidenziazione di altre patologie come la malattia di La Peyronie (induratio penis plastica) di per se stessa spesso causa di impotenza.

TERAPIA

La terapia dell’impotenza può essere medica o chirurgica.

La terapia medica utilizza farmaci per via orale o iniettiva. Per via orale Il primo farmaco che è stato utilizzato è stato il Viagra a cui sono seguiti altri farmaci quali il Cialis e il Levitra , la cui azione avviene direttamente sulla muscolatura liscia dei corpi cavernosi determinando un aumento del flusso sanguigno nel pene e quindi l'erezione. I risultati ottenuti dimostrerebbero l'efficacia della molecola in oltre l'80% dei pazienti trattati con scarsi e sopportabili effetti collaterali (emicrania, bruciore di stomaco,vampate di calore al viso). In caso di fallimento della terapia orale si può ricorrere alla terapia iniettiva con le prostaglandine o con alprostadil (Muse) per via intrauretrale. Entrambi i prodotti agiscono determinando una marcata vasodilatazione.

La terapia chirurgica dell'impotenza, dedicata a chi non risponde alla terapia orale o autoiniettiva, si articola tra un rationale conservativo (vascolare) e uno sostitutivo (protesico).
La rivascolarizzazione microchirurgica dei corpi cavernosi del pene, nei casi di insufficiente afflusso sanguigno ha visto il suo momento di gloria circa 10 anni or sono. Tali metodiche sono però risultate per lo più fallimentari nei risultati a distanza. Inoltre, i recenti studi ultrastrutturali sull'architettura del tessuto erettivo nel normale e nell'impotente hanno evidenziato come alla base di una impotenza arteriogenica ci sia sempre una alterazione microstrutturale del corpo cavernoso. Sarebbe quindi inutile rivascolarizzare un organo incapace di funzionare.
La chirurgia venosa trovava il suo motivo di applicazione nella diagnosi di "fuga venosa" (venous leakage). Si tratterebbe infatti di una fuoriuscita troppo veloce di sangue dal pene con una perdita di pressione e quindi impotenza. La chirurgia prevedeva la legatura di un certo numero di vene del pene per impedire tale dispersione pressoria nel momento erettivo. I risultati ottenuti si sono però dimostrati anche qui per lo più transitori o fallimentari.

L'unica realtà terapeutica chirurgica rimane ancora oggi la protesi peniena. La ricerca di un sostegno per il proprio pene "incapace" risale al 1000 a.C., quando i Cinesi proponevano l'infissione di bacchettine di bambù nel pene dello sventurato di turno! Bisogna però attendere lo sviluppo dei materiali plastici per avere i primi tentativi validi di impianti protesici. Negli anni '50-'60 vennero proposte le prime protesi rigide in teflon. La costante rigidità del pene costringeva però i pazienti impiantati ad un risultato cosmetico poco accettabile. Fu l'americano Scott nel 1964 ad ideare la prima protesi peniena idraulica, cioè gonfiabile e sgonfiabile. Da allora ad oggi tale modello si é estremamente evoluto fino ad assicurare, una volta impiantato chirurgicamente una funzione erettiva del tutto sovrapponibile a quella fisiologica. L'intervento viene eseguito routinariamente e prevede una degenza di 24 ore.

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